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Esser tutto, un momento, ma dentro di te, aver tutto, ma non il domani…
per un attimo, in certi momenti, avverto una felicità strana inondarmi l’anima, come una spensieratezza fino a quel momento sconosciuta. a cosa sia dovuta, questo non lo so, ma il piacere che ne traggo è grande, e questo perchè in quell’istante la realtà non mi disgusta. la normalità, non mi disgusta.
sono sprazzi luminosi, come scariche elettriche al cervello in cui ogni cosa mi è d’improvviso chiara e intuisco l’inutilità della mia sofferenza e così anche ciò che c’è di più piccolo assume un senso che fino a poco prima mi era sconosciuto. trovo una minuscola fessura attraverso la quale fermarmi a spiare la realtà, e capita allora che ogni tanto io la sorprenda così, senz’ombra e senza la pesante coperta del dubbio e dell’angoscia. guardo attraverso questa fessura e vedo la luce che vi sta in mezzo e il buio intorno ridursi sempre più, sfumare sfumare e allontanarsi finché i miei occhi non sono più in grado di vederlo. finché io non me ne rendo più conto. che esiste. perchè esiste sempre. ma non lo vedo, e questo è ciò che mi serve.
credo che sia questo, il mio problema. quando attraverso la fessura non vedo nulla, quando la realtà non mi appare in nessun modo e io mi sento sconfortata e tremendamente sfinita. e a volte invece l’importante sarebbe solo non pensarci, soltanto vivere le cose perchè siamo vivi e vivere è l’azione apparentemente più immediata che passiamo comprendere, e non, al contrario, vivere in funzione di uno scopo o di una aspettativa.
che poi ogni volta che penso questo ricordo la tua voce, come un lampo, come uno squarcio nel cielo, come una crepa a sconfiggere la terra, come il rumore assordante di un’esplosione, come un grido, disperato ed esausto. ricordo la tua voce che mi dice
“ma non trovi che la bellezza di un gioco sia giocare? cioè giocare per il gusto e non per qualche finalità?”
e per quanto tutto ciò sia semplice e di poco conto mi fa sempre pensare a noi e a te e a quanto tu fossi grande ma così sbagliato, noi, sbagliati, siamo stati e per sempre saremo, anche adesso che non siamo più, che chissà dove sei e cosa fai.
mi sento così male, a pensarti adesso che non dovrei. e non volevo parlare di te, pensare a te. è colpa di guccini, è colpa di questo temporale improvviso, di queste dense nuvole scure che hanno coperto il cielo chiaro in pochi minuti, è colpa mia, che ho aperto la finestra e sono stata sovrastata da questo odore di pioggia e quest’aria che mi fa ricordare di quando tu mi dicesti “c’è un’aria ma un’aria che mi manca l’aria” e io ho pensato subito che ti amavo e ti odiavo davvero come la mia stessa carne e avrei voluto soltanto strapparti da me ma sapevo che avrei sanguinato in eterno. che sto sanguinando in eterno.perchè non mi lasci in pace? dove ti sei intrufolato, in quale parte di me continui a restare vivo, dove sei rimasto, che non riesco ad arrivare al punto esatto in cui potrei cancellarti, finalmente, per sempre?
dovrei far pace con l’anima. ma, come dici tu, “
sai che è l’anima a non far pace con me”.
lo so.