Tienimi.

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Tienimi.

and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes.

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  • Ho conosciuto un uomo che si chiamava Hans ed era diverso da tutti gli altri. Ne ho conosciuto un altro, e anche lui era diverso da tutti gli altri. poi un altro ancora, che era diversissimo da tutti gli altri e si chiamava Hans; io l’ho amato. Lo incontrai nella radura e ce ne andammo così, senza meta. Lui mi portò sulla ruota gigante, era nella foresta nera, e sotto i platani dei grandi boulevard lui bevve Pernod con me. L’ho amato. Eravamo ad una stazione nord e il treno partiva per mezzanotte. Non feci cenni di saluto con la mano. Feci un cenno che singificava fine. Quella fine che non trova fine. Non ha mai avuto fine. E’ un segno che va fatto tranquillamente. Non è un segno triste, che vela di nero le stazioni e le grandi strade, molto meno del cenno ingannatore di saluto che segna la fine di tante cose. Vattene, morte, e fermati, tempo. Non servirsi d’incantesimi, né di lacrime, né di mani che s’avvinghiano, né di giuramenti, né d’implorazioni.Niente di tutto questo. La regola è: confidare che gli occhi bastino agli occhi, che basti un solo verde, che basti la cosa più lieve.

    Ingeborg Bachmann, “Il trentesimo anno”.

    Posted on August 23, 2008

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